Il Programma

Programma elettorale della lista Riconquistare Avezzano – amministrative 2017

1. Premessa

1.1. Erogazione di servizi e sviluppo. L’art. 3 comma secondo del Testo Unico sugli Enti Locali (TUEL) prevede che “Il comune è l’ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo”.

Il Comune promuove gli interessi della Comunità cittadina erogando servizi. Lo sviluppo è al 95% quello che si ottiene erogando servizi con razionalità ed efficienza. Purtroppo il 99% dei programmi elettorali, non soltanto ad Avezzano, fingono che il compito del Comune, quindi del Sindaco, della Giunta e del Consiglio Comunale, sia quello di promuovere lo sviluppo economico e l’occupazione. Si tratta di una totale falsità e presa in giro dei cittadini, falsità che non tiene conto dei doveri che vincolano il Comune all’uso delle risorse e degli effettivi poteri dei quali i Comuni dispongono.

Noi dedicheremo il programma al tema della erogazione dei servizi, che è ciò che pacificamente i Comuni fanno, bene o male, e scriveremo poche righe finali ad indicare ciò che il Comune può fare per promuovere lo sviluppo economico della comunità cittadina.

Non ci accodiamo a coloro che promettono sviluppo occupazionale, inventando immaginifici istituti, tanto più che, stretti dal cappio di Maastricht, in Italia nemmeno il Governo e il Parlamento hanno oggi la possibilità di promuovere, non diciamo la piena occupazione, bensì anche soltanto una maggiore occupazione che non si aggiri intorno a qualche decimale di percentuale.
Maggiori e migliori servizi implicano l’uso razionale, imparziale, parsimonioso, accurato delle risorse.

1.2. Carattere sintetico e parziale del programma. In secondo luogo, i programmi sono spesso lunghissime sequenze di opere e servizi da realizzare e sono pieni di frasi generiche, sovente prive di significato. Il nostro programma sarà breve e tratterà soltanto alcuni punti specifici, per dimostrare la nostra capacità di analisi e lo spirito civico che anima la nostra lista. Il cittadino che avrà cura di leggere il programma, avrà una idea chiara delle nostre capacità di analisi e sarà in grado di concludere che quelle capacità noi siamo in grado di dimostrarle anche nella soluzione di altri problemi, in questa sede ignorati.

2. Risparmi di spese improduttive

2.1. Enormi spese improduttive. Pur essendo cittadini che fino ad ora sono stati completamente estranei all’amministrazione comunale, abbiamo agevolmente individuato una serie di capitoli di bilancio sui quali, senza peggiorare il servizio ma anzi migliorandolo, è possibile risparmiare denaro pubblico da dedicare in parte a maggiori servizi, in parte all’abbassamento delle imposte comunali. Essi sono tanti e di tale rilevanza che lasciano prevedere che ve ne siano molti altri, per ora nascosti ai comuni cittadini, ma agevolmente individuabili una volta che saremo chiamati ad amministrare la città.

2.2. Spese legali. E’ possibile risparmiare 150.000,00 euro l’anno fino ad ora destinati improduttivamente al pagamento delle spese legali. Mediamente il Comune di Avezzano spende 250.000,00 euro ogni anno per spese legali. La spesa può essere ridotta a 100.000,00 euro l’anno, utilizzando le risorse interne. Il Comune, infatti, dispone di un dirigente e di un funzionario che hanno la qualifica di avvocato. Il funzionario potrebbe curare le cause seriali, mentre il dirigente potrebbe curare le altre cause, escluse quelle strategicamente importanti o di grande rilievo economico, nelle quali sarebbe conveniente affiancare il dirigente a un professionista esterno, particolarmente qualificato nelle discipline giuridiche specifiche di volta in volta rilevanti.

2.3. Cosiddetto staff del Sindaco. E’ possibile risparmiare circa 100.000,00 euro l’anno delle somme attualmente dedicate al cosiddetto staff del Sindaco, nonché assumere 20 operai in mobilità utilizzando in modo produttivo e non produttivo denaro ora destinato al pagamento di funzionari inutili (cfr. § 4).

2.4. Non andare mai in emergenza. Si suol dire che un Comune “va in emergenza” quando scade un appalto o una convenzione e il Comune non ha svolto o concluso la procedura per l’assegnazione del nuovo appalto o per la stipulazione della nuova convenzione. Negli ultimi due anni il Comune di Avezzano è andato in emergenza almeno in tre casi rilevanti: per l’affidamento della piscina comunale, per l’appalto del verde pubblico e per l’appalto della gestione dei rifiuti urbani. L’emergenza comporta spessissimo inefficienze, nella forma di minori entrate, maggiori spese o minori servizi ed opere. Per esempio, la procedura per il nuovo appalto relativo ai rifiuti urbani, che doveva essere conclusa entro il 31.01.2017 è ancora in corso. Il nuovo bando di gara prevede un prezzo d’asta di circa 200.000,00 euro in meno rispetto al vecchio ed è dato prevedere un 2-3% di ribasso. Perciò se il nuovo appalto entrerà in vigore dopo sei mesi, il Comune avrà letteralmente buttato 100.000,00 euro. Se poi entrerà in vigore nove mesi dopo, i soldi pubblici gettati al vento saranno 150.000,00 euro.

2.5. Rinegoziare la Convenzione relativa al Corso di studi in laurea Magistrale di Giurisprudenza o recedere. La convenzione vigente tra Comune e Università di Teramo è onerosissima e, senza dubbio, spreca, senza realizzare nessun interesse pubblico, 650.000,00 euro l’anno. O dovrà essere rinegoziata, con risparmio di almeno 350.000,00 euro o il Comune dovrà recedere dalla Convenzione, recuperando ingenti somme di denaro, che aumenteranno di anno in anno, fino ad arrivare, dopo 5 anni, a 650.000,00 l’anno. Tale denaro dovrà in parte essere destinato alla cultura, in parte potrà essere utilizzato per la produzione di altri servizi, in parte finirà nelle tasche di tutti i cittadini, in ragione dell’abbassamento delle imposte (su questo punto cfr. § 5.4).

2.6. Un milione di euro l’anno risparmiati. Le quattro categorie di sprechi indicati, tutte dovute soltanto ad esigenze di clientela o a cattiva amministrazione, consentirebbero al Comune di arrivare a risparmiare un milione di euro l’anno: in parte tali somme andrebbero a produrre servizi e opere altrimenti irrealizzabili, in parte il risparmio consentirebbe l’abbassamento delle imposte comunali. Siamo, inoltre, certi che, se i cittadini ci consentiranno di governare la Città, molte altre voci di spese clientelari saranno da noi scovate nelle pieghe del bilancio.

3. Periferie, frazioni e borgate. I Comitati di quartiere.

3.1. Equilibrio, giustizia e trasparenza nella allocazione delle risorse. Le svariate periferie, frazioni e borgate di Avezzano, escluse le spese per opere e servizi da considerarsi straordinari, dovranno essere destinatarie di spese proporzionali agli abitanti e alle dimensioni. A tal fin andranno valorizzati i Comitati di Quartiere disciplinati dal regolamento dei Comitati di Quartiere, approvato con delibera di C.C. n. 39 del 22.07.2016. Della ripartizione della spesa il Comune darà notizia pubblicando sul sito del Comune apposite schede riassuntive.

4. Assunzioni

4.1. Operai e funzionari a tempo determinato e indeterminato. Per tutte le forme di assunzione non a tempo indeterminato, in base all’art. 9 comma 28 del DL 78/2010, non si può superare la spesa del 2009. In quell’anno la spesa del Comune di Avezzano era di 220.000,00 ma non era tutta per lo staff; adesso è per il 90% spesa di staff. La spesa per lo staff è altamente o totalmente improduttiva. I funzionari assunti con il capitolo di bilancio riservato al cosiddetto staff del sindaco molto spesso non servono assolutamente a nulla, essendo chiamati a svolgere funzioni per le quali esiste dentro il Comune personale più competente e con esperienza, mentre il Comune è carente di operai. Promettiamo perciò di assumere con contratti a tempo determinato, attingendo al denaro previsto per il cosiddetto staff del Sindaco, al massimo 3 persone, una, eventualmente, a tempo pieno (36 ore) e due a tempo parziale (20 ore), una delle quali sarà certamente utile per reperire fondi europei per piccoli (e meno piccoli) progetti cittadini. Per posizioni non apicali spenderemo dunque al massimo soltanto 70.000 euro dei 220.000 utilizzabili. Per il resto assumeremo lavoratori in mobilità, in particolare operai. Venti operai in mobilità avranno un costo aggiuntivo (rispetto alla indennità pagata dalla Cassa) di circa 3000 euro l’anno per operaio e dunque un costo complessivo di 60.000,00 euro. Ci piacerebbe che quotidianamente i cittadini, passeggiando per la città, vedessero operai impegnati a lavorare nelle aiuole di Villa Torlonia, a pulire per bene la pineta, a spazzare le strade di periferia, svolgendo servizi che la società gestrice del servizio non svolge, e così via. Ovviamente sarà organizzato un severo sistema di controllo della quantità e della qualità del lavoro svolto dagli operai che svolgeranno lavori socialmente utili.

4.2 Assunzioni a tempo indeterminato. Se invece fosse necessario coprire una o più posizioni per la quale in Comune manca personale con le competenze e le qualifiche adatte, si bandiranno concorsi pubblici per lavori a tempo indeterminato, costituendo, nella misura consentita dalla legge, una Commissione di membri esterni alla Città, per meglio assicurare l’imparzialità della Commissione e premiare i candidati migliori.

5. Cultura

5.1. Portare ad Avezzano il pensiero, in particolare il pensiero eterodosso. Grazie al teatro e alle numerose associazioni musicali, l’offerta culturale, sotto il profilo teatrale e musicale, è buona. In questi due settori si tratterà soltanto di migliorare, posto che tutto è sempre migliorabile. Dovrà altresì essere razionalizzata l’organizzazione dell’Estate Avezzanese. Ciò che invece nella nostra Città manca è il pensiero, la riflessione storica, economica, politica, sociologica, teologica, antropologica, psicologica e così via. Esistono in Italia formidabili studiosi e pensatori, con grandi doti divulgative, capaci di trattare temi attuali o di importanza perenne in modo da attrarre l’interesse e l’attenzione e da suscitare nel pubblico la passione e la voglia di approfondire. Sovente essi sono portatori di un pensiero eterodosso, lontano e anzi critico nei confronti del pensiero unico che domina negli strumenti di conformazione dell’opinione pubblica di proprietà del grande capitale. Sarà compito del Comune organizzare annualmente cicli di conferenze che vedano la partecipazione di un numero di cittadini sempre più grande.

5.2. Messa in rete delle biblioteche della Città. Avezzano e la Marsica dispongono di un sostanzioso patrimonio di beni librari: nelle biblioteche scolastiche (soprattutto gli Istituti superiori), nella biblioteca comunale (chiusa dal 2004), nella biblioteca della fondazione Bruno Cassinelli. Si tratta di alcune decine migliaia di volumi non accessibili o utilizzati da una ristretta cerchia di utenti. La messa in rete di queste risorse creerà un sistema bibliotecario diffuso, potente strumento di riqualificazione della realtà territoriale. In seguito il progetto potrà essere ampliato a tutte le biblioteche della Marsica.

5.3. Rinegoziazione della Convenzione con L’Università di Teramo o recesso. Gli artt. 2 e 4 della Convenzione tra il Comune di Avezzano e l’Università di Teramo prevedono che il Comune ogni anno per stipendi e contratti dei docenti versi all’Università di Teramo 550.000,00 euro. A tale somma va aggiunta la spesa per “tre operatori da adibire a servizio di uscierato”, le spese per il “pagamento e la fornitura di utenze e quant’altro necessario al buon funzionamento della Struttura” (acqua, riscaldamento energia elettrica, pulizia, pittura delle pareti,ecc.), nonché “gli arredi” i “servizi” e “le attrezzature necessari” (art. 4). Complessivamente, considerando i tre stipendiati il valore di locazione delle strutture, le utenze, ecc. ecc. i costi salgono di non meno di altri 150.000,00 euro. La spesa complessiva è dunque di 700.000,00 euro. A tale somma vanno sottratti 100.000 euro che il Comune recupera dalle tasse universitarie pagate dagli iscritti. La spesa che il Comune di Avezzano sostiene ogni anno è dunque di circa 600.000,00 euro (tra l’altro sia la somma di 550.000,00 euro che quella di 100.000,00 euro si rivalutano trimestralmente secondo gli indici Istat, quindi la spesa reale tende trimestralmente ad aumentare).

Quali interessi pubblici perseguiti dal Comune sono indicati nelle premesse, alle pagg. 4 e 5: “crescita culturale e d’immagine” e “sviluppo socio-economico dell’intero territorio”.

Orbene a distanza di svariati anni dall’apertura della sede del Corso di Giurisprudenza, si deve prendere atto che il secondo interesse pubblico, lo “sviluppo socio-economico dell’intero territorio” non è stato minimamente realizzato ma anzi lo sviluppo è stato limitato: si è prodotto sotto-sviluppo, non sviluppo. Infatti, pur ammettendo che le spese per utenze ecc. rimangano tutte nella città di Avezzano, comunque 450.000,00 euro l’anno (550.000,00 meno 100,000) escono ogni anno dalla Città e vanno a pagare stipendi e contratti dei professori, quindi verranno spese quasi totalmente fuori da Avezzano. Si verifica dunque annualmente una diminuzione della moneta circolante: altro è una spesa che rimane nella Città, altro è una spesa che annualmente fa scomparire dalla città 450.000,00 euro. La moneta che esce non promuove attività economiche o incremento di redditi dei cittadini, quindi nemmeno genera addizionali irpef per il Comune, bensì perdita di entrate potenziali. Per far rientrare nella città almeno 450.000,00 euro e non avere arricchimento ma nemmeno impoverimento, sarebbe necessario che almeno 85 studenti fuori sede risiedessero ad Avezzano e pagassero cibo, benzina, caffè e affitti, ad una media di 5.000,00 euro l’anno a testa. E invece di studenti fuori sede non si ha traccia. E anche se un simile pareggio fosse raggiunto, sarebbe molto dubbio (salva la notevole realizzazione di altro interesse pubblico) che denaro del Comune, quindi di tutti i cittadini debba essere speso per creare modeste maggiori entrate per un numero limitato di cittadini.

Resta soltanto l’interesse pubblico allo sviluppo culturale. Ci sembra che esso sia riassumibile in due profili: alcuni studenti marsicani, non necessariamente avezzanesi, che si iscrivono presso la sede di Avezzano non avrebbero frequentato l’Università; alcuni giovani avvocati o giovani laureati intessono rapporti con docenti universitari, rapporti che altrimenti non avrebbero avuto. Dunque, lo sviluppo culturale che genera il Corso di Laurea è davvero minimo. Si aggiunga che esso genera anche un effetto negativo: lo studente avezzanese bravo, che si iscriva nel Corso di Laurea di Avezzano, non frequenterà una vera Università, non conoscerà studenti che frequentano altri corsi di studi, non studierà né conoscerà una vera biblioteca.

Pertanto la spesa di 600.000,00 euro l’anno è priva di giustificazioni e dovuta soltanto a ingenuo sciovinismo di provincia: le Convenzioni volte ad aprire sedi universitarie distaccate convengono soltanto alle Università e non a caso molte sedi che erano state aperte sono state già chiuse. O la Convenzione verrà rinegoziata coinvolgendo gli altri paesi della Marsica, e riducendo notevolmente l’esborso del Comune, o quest’ultimo dovrà recedere.

5.4. Come utilizzare i 600.000,00 euro l’anno che il Comune avrebbe a disposizione a seguito del recesso dalla Convenzione. Con meno di 30.000,00 euro l’anno si organizzerebbero le conferenze indicate nel punto 5.1, 105.000,00 euro potrebbero essere destinati a borse di studio di 3.000,00 euro per 35 studenti universitari avezzanesi fuori sede (7 l’anno per un massimo di cinque anni), subordinando la concessione e il mantenimento negli anni seguenti allo stato di bisogno e alla dimostrazione rigorosa di essere capaci e meritevoli. Con altri 100.000,00 euro l’anno si potrebbe organizzare un festival dedicato ad una disciplina specifica (ve ne sono innumerevoli in Italia, per esempio, a parte quelli più noti e costosi – il festival della mente di Genova e il festival della letteratura di Mantova – il festival dell’altra economia di Trento o il festival della filosofia di Modena) il quale attirerebbe ogni anno, se ben organizzato, qualche migliaio di visitatori e genererebbe davvero sviluppo culturale dei cittadini avezzanesi e marsicani. Infine, oltre 300.000,00 euro di risparmio consentirebbero di ridurre le imposte pagate dai cittadini.

5.5. La casa della cultura. La scelta di non riaprire le scuole negli istituti Fermi e Corradini è stata molto opinabile, se non scellerata. Tuttavia, nella misura in cui la scelta sia irreversibile, si pone il problema di utilizzare al meglio gli edifici, importanti sotto il profilo architettonico e della memoria storica della Città. Almeno uno dei due dovrebbe essere destinato a sede di un polo culturale dove si troverebbero: aule di studio aperte dalle 8,00 alle 22,00; sale per svolgimento di conferenze, una piccola e una grande; sale per prove musicali; ludoteca per bambini con assistenza se i genitori devono svolgere servizi in centro; sale per incontri di lettura; laboratori teatrali; cineforum; scuola di scacchi, e quant’altro, compresa la biblioteca comunale. Certamente si dovrà evitare di trasformare quello che è stato un luogo della cultura in una galleria commerciale. Anzi l’afflusso costante di giovani e cittadini in generale, indirettamente promuoverebbe il commercio dei negozi del centro e renderebbe giustificata una seria disciplina dell’isola pedonale (l’isola pedonale si modella in funzione dei pedoni che stanno in centro per altre ragioni; non per mandare i pedoni a passeggiare). Ai servizi culturali si potrebbero affiancare sportelli che forniscano servizi specifici ai cittadini (abbonamenti per l’autobus, richieste telematiche indirizzate al Comune e altro).

6. Commercio

6.1. Stop a centri commerciali e esercizi di grandi dimensioni. Considerato l’elevato numero di esercizi commerciali di grandi dimensioni e la situazione di crisi economica che non lascia prevedere aumenti della domanda, nei limiti dei poteri conferiti dalla legge ai Comuni, si dovrà impedire l’apertura di altri centri commerciali, grandi magazzini, parchi commerciali, outlet e simili.

6.2. Isola pedonale. L’isola pedonale non può essere calata dall’alto e imposta rigidamente. Il rischio è che per intere giornate, in particolare in autunno e in inverno, non vi siano pedoni in centro e l’unico effetto dell’isola sia di recare effettivamente danno ai commercianti. Tuttavia se, anche grazie all’uso efficace degli edifici delle ex scuole Fermi e Corradini, per servizi ed uffici, nonché ad altre iniziative, il centro verrà quotidianamente frequentato da pedoni, allora la disciplina dell’isola pedonale dovrà essere correlata all’afflusso di cittadini, contemperando le esigenze dei pedoni e quelle dei commercianti.

6.3. Sosta breve. La proposta di sosta breve dentro le strisce blu gratuita per 15 minuti, formulata da Confcommercio, ci sembra che possa essere senz’altro accolta.

7. Sicurezza

7.1. Vigile di quartiere. Da almeno una decina di anni, la normativa reclamistica della cosiddetta seconda Repubblica enfatizza il ruolo del Sindaco in materia di Sicurezza. Tuttavia è opinione pacifica, in dottrina e in giurisprudenza, che si tratti di declamazioni prive di valore normativo. La giurisprudenza del Consiglio di Stato conferma gli annullamenti delle ordinanze dei sindaci-sceriffo (per esempio in materia di burka) da parte dei Prefetti. E le norme che sembravano aver attribuito al sindaco un potere di ordinanza ordinario (e non in casi straordinari) in materia di sicurezza sono state dichiarate incostituzionali nel 2011. Il Sindaco resta quindi subordinato al Prefetto. Egli deve coordinarsi con le altre forze di pubblica sicurezza.

Ciò che il Sindaco può e deve fare è garantire che in strada sia operante un numero sufficiente di vigili, in particolare, nei quartieri dove possano verificarsi con maggior probabilità episodi di microcriminalità e nei luoghi dove si radunano i bambini. Alcuni quartieri, insomma, dovranno avere il vigile di quartiere.

8. Sport

8.1. La cittadella dello sport. Avezzano ha la fortuna di avere nella zona nord numerosi impianti sportivi raggruppati all’interno di una bella pineta: c’è la palestra, lo stadio, la piscina, i campi da tennis, il velodromo (e con esso la pista di pattinaggio) e persino un campo da bocce. C’è poi la pineta – frequentatissima – per passeggiate e corse. Alcuni impianti necessitano di significativi lavori di manutenzione straordinaria e migliorie (lo stadio), altri, come il velodromo, dovrebbero essere “trasformati”. In particolare il velodromo dovrebbe essere coperto. Un velodromo a settecento metri di altitudine verrebbe probabilmente utilizzato persino da nazionali di ciclismo su pista in ritiro e ordinariamente attirerebbe moltissimi corridori del centro sud.

Si potrebbe pensare a ricorrere a una finanza di progetto: il privato chiuderebbe il velodromo, farebbe lavori nello stadio, costruirebbe un bellissimo parco giochi per bambini, una pista per correre, bagni per coloro che si recano in pineta a correre, rispetterebbe le convenzioni in atto, costruirebbe una spartana foresteria in legno e uno spartano centro ristoro in legno ed eventualmente anche un centro-benessere. Con le entrate della foresteria, della gestione del velodromo (il coinvolgimento della federazione potrebbe assicurare alcune entrate certe; il velodromo resterebbe al privato per i giorni prefissati, nei quali organizzare grandi eventi) e del centro-ristoro il privato rientrerebbe delle spese e avrebbe il giusto profitto. Tutto senza spese per il Comune. Ovviamente andrebbero consultate tutte le società private che forniscono servizi nel settore sportivo, per evitare che vi siano evitabili danni a imprese private avezzanesi.

9. Rifiuti solidi urbani

Gestione diretta o sistemi alternativi. La procedura per l’aggiudicazione dell’appalto è in corso e terminerà a breve. Il Comune di Avezzano dovrà mantenere, purtroppo, per cinque anni l’attuale sistema di raccolta, anche se la base d’asta è di circa 200.000,00 euro inferiore rispetto al prezzo del precedente appalto.

Si tratta di un sistema di raccolta complesso, che genera molte violazioni, raramente accertate, nonché numerose discariche abusive. Esso è altresì molto costoso. Abbiamo alcuni anni per studiare altre soluzioni, compresa la gestione diretta (molti Comuni tornando alla gestione diretta stanno avendo vantaggi sia in termini di servizio che di costi, con conseguente riduzione della TARI; i costi in alcuni Comuni importanti sono scesi del 40%!) ovvero l’utilizzo di codici a barra per incentivare la differenziata, far pagare le imposte a peso e far “vendere” i rifiuti direttamente ai cittadini.

10. Urbanistica

Stop al consumo di suolo e ristrutturazioni. La grave crisi economica dei paesi del sud Europa, che non finirà fino a quando gli Stati dell’Unione europea non decideranno di dissolvere l’Unione europea e tornare a qualcosa di simile alla Comunità economica europea, ha lasciato ad Avezzano numerosi appartamenti sfitti e numerosi mutuatari senza lavoro. In questa situazione, il principio costituzionale di solidarietà sociale impone di non ampliare le zone edificabili, fermo il diritto di edificare di coloro che sono titolari di terreni edificabili, salvo eccezionali interventi di ristrutturazione dei borghi, che tuttavia dovranno essere consentiti in termini e limiti molto rigorosi.

Si dovranno invece utilizzare tutte le possibilità consentite dalla legislazione e dagli strumenti urbanistici per ristrutturare baracche, casette fatiscenti e simili, eventualmente consentendo di aggiungere mezzo piano o un piano. Ciò non potrà che abbellire la nostra città.

11. Regolamento sui giochi

L’Unione Europea, tramite la direttiva Bolkestein e svariati orientamenti giurisprudenziali della Corte di Giustizia, sostenuta da una classe dirigente nazionale almeno discutibile, ha spinto gli Italiani a diventare giocatori di azzardo e non consente normative, né al livello nazionale, né al livello comunale, che possano vietare o limitare fortemente le scommesse. Gli Italiani scommettevano per anni somme che, rivalutate ad oggi, ammontavano a 7 miliardi di euro. Un miliardo lo ottenevano indietro vincendo. E pertanto la “tassa sui poveri” era di 6 miliardi di euro l’anno. Ora gli Italiani giocano 84 miliardi di euro l’anno, ne vincono il 75% (l’innalzamento della percentuale di vincite è stato voluto per far giocare di più, come emerge da Relazioni ministeriali: non solo più denaro ma anche più tempo) e quindi la “tassa sui poveri” è divenuta di 21 miliardi di euro all’anno. In questo modo i Governi proni al grande capitale eurocratico hanno fatto ammalare centinaia di migliaia di italiani e devastato altrettante famiglie. E’ solo falsa coscienza quella dei vari gruppi che, rimanendo sostenitori dell’Unione capitalistica europea, si limitano a combattere la ludopatia e chiedono provvedimenti che poco possono e che sovente sono annullati dai TAR (per esempio il regolamento del Comune di Firenze), senza aggredire i veri responsabili della devastazione antropologica: responsabili che non sono gli uomini che siedono a Bruxelles bensì i Trattati europei stessi. Tuttavia, pur nella consapevolezza che poco si può fare e che la battaglia sacrosanta per un ritorno ad una frequenza sana ed equilibrata del gioco nella vita degli Italiani andrebbe condotta su ben altri livelli, ci impegniamo ad emanare un regolamento sui giochi che limiti in modo quanto più severo possibile i tempi e fissi le distanze.

12. Imposte

La TARI nei prossimi anni potrà scendere di poco. Essa è una tassa di scopo e la scelta dell’attuale amministrazione di bandire una gara simile a quella passata, sia pure con un ribasso di circa 200.000,00 euro imporrà una TARI elevata. Al più si potrà utilizzare in parte la norma che consente di finanziare il servizio con la TARI in una misura variabile dal 93% al 100%.

Le altre imposte potranno scendere sensibilmente, alla luce dei risparmi indicati nel § 2 e di altre modalità di risparmio che il semplice buon senso e la dedizione all’interesse pubblico consentiranno di scovare nelle pieghe del bilancio.

13. Sviluppo economico

Il Comune può fare ben poco per promuovere lo sviluppo economico. Nella erogazione dei servizi, il Comune, nel rispetto della legge, deve sempre fare in modo che il denaro che spenda rimanga nel territorio e che entri denaro da fuori. Tra le azioni sopra segnalate, il recesso dalla Convenzione con l’Università di Teramo, il velodromo e la foresteria, e il festival in una disciplina culturale sono tre esempi di azioni che un Comune può compiere per attrarre persone e moneta o per evitare, quantomeno, che escano.

Al di fuori della erogazione dei servizi, il Comune può fare ben poco ma quel poco dovrebbe essere fatto: concessione di immobili a basso canone a imprenditori che assumano; sgravi fiscali nei limiti della necessità di mantenere il bilancio in pareggio.

Sono finiti infatti i tempi in cui le leggi nazionali promuovevano lo sviluppo di zone depresse o con disoccupazione sopra la media. Oggi l’Unione europea vieta gli aiuti di Stato e con essi vieta qualunque politica industriale e programmazione economica: il capitale si muove secondo il proprio interesse e i lavoratori devono seguirlo, questo è il dogma sul quale è fondata l’Unione europea. Libera circolazione delle persone non significa poter espatriare senza passaporto; significa dover emigrare (e poterlo fare senza passaporto) quando non c’è lavoro, perché gli Stati nazionali non hanno più il potere di promuovere la piena occupazione o lo sviluppo di zone particolarmente depresse. Siamo tornati all’ottocento (disapplicando completamente la nostra Costituzione economica) e i sindaci, contro questa scelta folle di tutta la classe dirigente italiana, non possono fare nulla.